IBD Answers: MICI e gravidanza, un percorso possibile con la giusta programmazione

29-08-2026

Desiderare un figlio quando si convive con una Malattia Infiammatoria Cronica dell’Intestino può generare dubbi e paure: la malattia può influire sulla fertilità? I farmaci vanno sospesi? È possibile affrontare una gravidanza in sicurezza? Il parto naturale è sempre possibile?

Nel nuovo appuntamento di IBD Answers, il progetto di AMICI ETS che offre ai pazienti risposte chiare, autorevoli e gratuite sui principali temi legati alle MICI, la Dott.ssa Alessandra Zilli, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, affronta questi interrogativi con un messaggio rassicurante: avere una gravidanza serena è possibile, ma la parola chiave è programmazione.

Il momento giusto conta: meglio iniziare dalla remissione

Il primo obiettivo, prima del concepimento, è arrivare alla gravidanza con la malattia il più possibile sotto controllo.

Secondo la Dott.ssa Zilli, l’ideale è che la MICI sia in remissione stabile da almeno 3-6 mesi prima del concepimento.

Questo perché iniziare una gravidanza in una fase di quiescenza della malattia permette di affrontare il percorso con maggiori garanzie per la mamma e per il bambino. Al contrario, una malattia attiva al momento del concepimento può aumentare il rischio di complicanze e di parto pretermine.

Per questo, prima di iniziare la ricerca di una gravidanza, è importante confrontarsi con il proprio gastroenterologo e verificare lo stato della malattia attraverso i controlli ritenuti più appropriati, compresi i parametri di laboratorio e, quando necessario, una valutazione endoscopica.

Fertilità: nella maggior parte dei casi non è ridotta

Un altro timore frequente riguarda la possibilità stessa di concepire.

La Dott.ssa Zilli rassicura: nelle donne con MICI, soprattutto quando la malattia è in remissione, la fertilità non è necessariamente ridotta.

Esistono però situazioni particolari nelle quali è importante ragionare in anticipo, soprattutto quando si prospetta un intervento chirurgico.

In caso di chirurgia maggiore, come una proctocolectomia con ricostruzione di pouch ileo-anale, la fertilità può infatti ridursi. Per questo motivo è fondamentale che una paziente che desidera una gravidanza futura ne parli con il team di cura prima dell’intervento.

Conoscere il desiderio di maternità può infatti aiutare gastroenterologi e chirurghi a valutare, quando possibile, strategie più conservative o percorsi differenti.

Le terapie non vanno sospese da sole

Uno dei passaggi più delicati riguarda la gestione dei farmaci.

La paura che la terapia possa danneggiare il feto può portare alcune pazienti a pensare di sospendere autonomamente il trattamento. Ma è proprio questa una delle scelte da evitare.

Il messaggio della Dott.ssa Zilli è molto chiaro: mai interrompere la terapia senza averne parlato con il proprio specialista.

Molte terapie biologiche possono essere proseguite anche durante la gravidanza e mantenere la malattia sotto controllo è fondamentale per ridurre il rischio di riacutizzazioni.

Esistono però eccezioni che richiedono una programmazione specifica, in particolare alcune small molecules, che non sono compatibili con la gravidanza e devono essere sospese o sostituite prima del concepimento secondo le indicazioni dello specialista.

Per questo, una revisione completa della terapia deve essere parte integrante della pianificazione.

Parto naturale o cesareo?

Anche la modalità del parto non è uguale per tutte.

Nella maggior parte delle donne con MICI è possibile pianificare un parto vaginale. Il ricorso al cesareo viene invece preso in considerazione in alcune condizioni specifiche, come:

  • malattia perianale attiva;

  • importante infiammazione del retto;

  • precedenti interventi di proctocolectomia.

La scelta va quindi personalizzata e condivisa tra gastroenterologo, ginecologo e, quando necessario, chirurgo.

La gravidanza va costruita insieme al team di cura

Il punto centrale dell’intervento della Dott.ssa Zilli è che la gravidanza non deve essere vissuta come un evento da affrontare “nonostante” la MICI, ma come un percorso da programmare insieme agli specialisti.

Arrivare al concepimento con una malattia stabile, rivedere in anticipo le terapie, discutere eventuali interventi chirurgici e definire il percorso ostetrico consente di ridurre i rischi e affrontare la maternità con maggiore serenità.

Un piccolo promemoria per la visita gastroenterologica

Se stai pensando a una gravidanza, può essere utile arrivare alla visita con alcune domande già pronte:

  • La mia malattia è in remissione stabile da almeno 3-6 mesi?

  • Devo fare esami del sangue, controlli fecali o un’endoscopia prima del concepimento?

  • Posso continuare la terapia che sto assumendo?

  • Assumo farmaci che devono essere sospesi o sostituiti prima della gravidanza?

  • Se devo affrontare un intervento chirurgico, quali conseguenze può avere sulla fertilità?

  • Nelle mie condizioni posso programmare un parto naturale?

Domande semplici, ma importanti per costruire un percorso realmente personalizzato.

Guarda il nuovo video di IBD Answers

Nel video completo, la Dott.ssa Alessandra Zilli approfondisce il tema di fertilità, terapie, chirurgia e parto nelle donne con MICI, spiegando perché la programmazione sia il vero punto di partenza per vivere con maggiore serenità il desiderio di maternità.

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